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Observer

Con l'ostilità crescente di Ankara, il Somaliland dovrebbe tenere aperto il consolato turco?

Alcuni temono che il consolato sia una centrale di intelligence da cui agenti turchi aiutano gli avversari e minano la coesione del Somaliland.

Siyad Madey è un avvocato e analista di politiche pubbliche con sede a Nairobi, con oltre venticinque anni di esperienza tra settore pubblico e privato in Africa orientale e nel Corno d’Africa. In precedenza ha prestato servizio per più di quindici anni presso la National Bank del Kenya.

A view of Hargeisa, the capital of Somaliland.
Una veduta di Hargeisa, capitale del Somaliland. · Shutterstock

Nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 22 settembre 2026 il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha sostenuto la necessità di rafforzare la sicurezza e le capacità istituzionali della Somalia, respingendo implicitamente la richiesta di riconoscimento avanzata da 35 anni dal Somaliland.

Per la maggior parte dei sei decenni e mezzo trascorsi dall’unione del 1960, la Turchia ha mostrato scarso interesse per la tenuta della Somalia; e i colloqui tra Somalia e Somaliland ospitati da Ankara a partire dal 2013, con il presidente Hassan Sheikh Mohamud al tavolo, hanno prodotto comunicati e poco altro. Quattro giorni dopo il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele nel dicembre 2025, però, Erdoğan si è presentato accanto a Mohamud a Istanbul e ha dichiarato che preservare l’unità della Somalia «in ogni circostanza» rivestiva un’importanza particolare per la Turchia.

L’ambasciata turca a Mogadiscio, che ospita anche l’addetto alla difesa, afferma che i servizi consolari per il Somaliland passano dalla sede di Hargeisa, anche se è difficile crederlo, viste le dimensioni relative del personale a fronte dell’esiguo numero di turchi presenti in Somaliland. Il timore oggi diffuso in Somaliland è che il consolato turco sia una centrale di intelligence da cui agenti turchi cerchino di aiutare gli avversari e di minare la coesione del Somaliland.

L’ingresso di Israele in Somaliland e le minacce turche crescenti verso Israele rendono più urgente la questione del consolato turco. Il ministero degli Esteri israeliano ha nominato Michael Lotem, già ambasciatore in Kenya, primo inviato dello Stato ebraico in Somaliland. Non esistono prove pubbliche che la sede turca raccolga intelligence, ma il suo personale si trova a poche ore d’auto da Berbera e risponde a un’ambasciata il cui governo ha definito illegittimo il riconoscimento israeliano.

Pur negando ogni scorrettezza, la Turchia non è stata in grado di spiegare perché abbia bisogno o voglia un consolato a Hargeisa, considerata l’ostilità di Erdoğan verso il riconoscimento del Somaliland o persino verso la sua autonomia. La Turchia si vanta della propria diplomazia economica, ma l’assistenza turca raramente va a beneficio del Somaliland. Gli investimenti commerciali e militari turchi si concentrano invece nelle aree controllate dal governo somalo. Nell’aprile 2026 la nave da perforazione Çağrı Bey è arrivata scortata da tre navi da guerra turche per trivellare il pozzo Curad-1 al largo della costa meridionale somala. Un’intesa decennale in materia di difesa firmata nel febbraio 2024 ha autorizzato la marina turca a difendere le acque somale.

La guerra iraniana ha fatto rinascere la pirateria somala e, nell’agosto 2026, secondo il ministero della Difesa somalo, navi da guerra turche e forze somale hanno ucciso 14 pirati per liberare il cargo Latuf , che, secondo diverse fonti, trasportava armi e apparecchiature di comunicazione turche destinate alla base turca di Mogadiscio. Ogni operazione di questo tipo normalizza la presenza di un porto d’armamento turco nelle acque somale e avvicina la marina turca al Golfo di Aden, in acque pattugliate dalla guardia costiera del Somaliland ma sulle quali la Somalia non esercita alcuna influenza da decenni. Considerato lo sconfinamento di Mogadiscio nello spazio aereo del Somaliland, Hargeisa ha ragione di temere che l’intesa navale tra Turchia e Somalia punti a negare al Somaliland il pieno accesso al mare e miri piuttosto a stringere il blocco.

Anche il comportamento della Turchia in altre aree della Somalia desta allarme. Il 3 settembre 2026 un attacco ha colpito a Doolow l’abitazione del generale Mahad Abdirahman, ex comandante del Somali Custodial Corps e figura dell’opposizione, ferendo lui, sua moglie e diversi civili. Il governo dello Stato del Jubaland ha attribuito la responsabilità alla Turchia. Mogadiscio ha negato qualsiasi ruolo e Ankara non ha rilasciato commenti. A Kismayo, Afmadow, Doolow e a Dangoroyo, nel Puntland, i manifestanti hanno bruciato bandiere turche. Se Ankara intende aiutare Hassan Sheikh Mohamud ad accentrare il controllo sugli Stati federali, allora Hargeisa non può dare per scontato che la Turchia resti fuori da un eventuale futuro confronto con il Somaliland.

Ci sono ragioni per mantenere il consolato. Può rilasciare visti ai cittadini del Somaliland che studiano, commerciano o si curano in Turchia, anche se la procedura di e-visa ne riduce l’importanza consolare rispetto a qualche anno fa. Espellere il consolato offrirebbe a Mogadiscio la narrazione di un Somaliland divenuto cliente di Israele. L’argomento più solido del Somaliland a favore della statualità è sempre stata la sua condotta, e uno Stato che rispetta le norme consolari sostiene quell’argomento meglio di uno che sbatte le porte. Il canale potrebbe contare anche per Ankara, se la Turchia avesse bisogno di un modo per fare un passo indietro rispetto a posizioni in cui Mogadiscio l’ha spinta.

La Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari consente allo Stato ricevente di interdire zone al personale consolare per ragioni di sicurezza nazionale e di dichiarare non gradito qualsiasi funzionario consolare senza fornire spiegazioni. Anziché chiudere il consolato, Hargeisa dovrebbe applicare quelle norme, vietando al personale consolare straniero l’accesso al porto, all’aeroporto e alla costa di Berbera, e pretendere che Ankara accetti un ufficio reciproco del Somaliland in Turchia. Se Ankara rifiutasse, il consolato andrebbe chiuso. Probabilmente Ankara rifiuterà, e Hargeisa dovrebbe essere pronta a quella risposta. Un rifiuto consentirebbe al Somaliland di chiudere il consolato sulla base del principio di reciprocità.

Il Dipartimento di Stato dovrebbe condizionare l’assistenza alla sicurezza a Mogadiscio a un’indagine credibile sull’attacco di Doolow e premere su Ankara, attraverso l’Alleanza, perché renda noti quali missili e razzi intenda testare a Warsheikh. Dovrebbe inoltre sostenere il diritto di Hargeisa a stabilire le condizioni alle quali le missioni straniere operano sul suo territorio.