Il Forum del Medio Oriente documenta i crimini contro l'umanità dell'Iran e il denaro che li alimenta
I crimini del regime sono documentati dalle Nazioni Unite e dagli osservatori che hanno contato i morti uno per uno.

FILADELFIA – 7 ottobre 2026. Il Forum del Medio Oriente ha pubblicato oggi il suo rendiconto sulle responsabilità dell’Iran: due rapporti, un briefing, una scheda informativa e l’Iran Ledger, una banca dati pubblica sui funzionari, le forze, le banche e le aziende della Repubblica islamica dell’Iran. Nel loro insieme, i documenti ricostruiscono le uccisioni, le detenzioni di massa, le torture e le esecuzioni seguite alla rivolta del 28 dicembre 2025, indicano i responsabili e mostrano quali governi li abbiano sanzionati e quali no.
Blood Money: Crimes against Humanity in Iran
«Blood Money» (39 pagine) copre il periodo dal 28 dicembre 2025 al 4 ottobre 2026. Riporta la cifra fornita dallo stesso governo iraniano di 3.038 morti; 7.007 decessi e 53.777 arresti documentati dalla Human Rights Activists News Agency (HRANA) nei primi 50 giorni; 4.219 morti identificati per nome da Iran Human Rights, tra cui 281 bambini; e almeno 31 manifestanti giustiziati, secondo una dichiarazione congiunta di oltre 40 Stati al Consiglio per i diritti umani dell’ONU il 30 settembre 2026. La Missione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sull’Iran ha accertato che le violazioni comprendono i crimini contro l’umanità di omicidio, incarcerazione, tortura e altri atti disumani (A/HRC/63/61, par. 121). Il rapporto ricostruisce la catena di comando dalla Guida suprema attraverso il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC, pasdaran), i Basij e i Tribunali rivoluzionari, e conclude che tali atti integrano gli elementi dei crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma.
Il rapporto chiede all’Unione europea, al Regno Unito, al Canada e all’Australia di inserire nelle proprie liste la Guida suprema Mojtaba Khamenei e il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Mohsen Rezaei, nessuno dei quali vi compare, e invita università, fondi pensione e gestori patrimoniali a disinvestire dai conglomerati dell’IRGC e delle fondazioni già sanzionati. Una scheda informativa di due pagine riporta ogni dato con la relativa fonte. Ogni cifra è un conteggio minimo proveniente da una fonte indicata, e i morti della guerra iniziata il 28 febbraio 2026 sono conteggiati separatamente.
The Hammer and the Anvil
«The Hammer and the Anvil: Iran's Post-MOU Repression and the Economic Network That Sustains It» (31 pagine) esamina il periodo dal 1° giugno al 10 agosto 2026, le 10 settimane attorno al Memorandum d’intesa di Islamabad. Dodici provvedimenti del Dipartimento del Tesoro e del Dipartimento di Stato americani adottati in quella finestra hanno prodotto 170 nuovi soggetti designati dagli Stati Uniti: 46 persone fisiche, 90 entità e 34 navi. I governi alleati ne hanno aggiunti 13 in tutto. Esattamente uno dei 170 ha un corrispondente provvedimento alleato, e Canada e Australia non hanno adottato alcuna designazione relativa all’Iran nelle dieci settimane. Venticinque aziende inserite dal Dipartimento del Commercio nella sua Entity List nell’ottobre 2025 per aver dirottato tecnologia statunitense verso i programmi iraniani di armamenti e droni sono tuttora assenti dalla lista delle sanzioni del Tesoro. Il rapporto formula otto raccomandazioni, dall’allineamento speculare delle liste alleate ai 170 designati fino a una revisione dell’OFAC sulle 25 aziende.
Iran Watch Briefing
L’«Iran Watch Briefing» (18 pagine) riporta 40 sviluppi verificati dal 1° giugno al 10 agosto 2026, con aggiornamenti fino al 4 ottobre. Si apre con l’accertamento dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk, secondo cui l’Iran ha giustiziato almeno 56 persone per reati contro la sicurezza nazionale tra il 19 marzo e il 5 agosto 2026, 27 delle quali legate alle proteste di gennaio, mentre oltre 100 altre sono a rischio.
L’Iran Ledger e la campagna sui crimini contro l’umanità
L’Iran Ledger contiene 959 profili pubblici; 891 recano almeno una designazione. Registra 905 provvedimenti di designazione tra Stati Uniti, Unione europea, Regno Unito, Canada e Australia, e 259 lacune aperte su 58 profili, cioè casi in cui uno di quei governi ha sottoposto a screening un soggetto senza designarlo. I dati sono aggiornati al 6 ottobre 2026. Il Sanctions Monitor mostra lo status di ciascun soggetto in tutte e cinque le giurisdizioni, la Blood Money List elenca i bersagli ufficialmente designati e l’Evidence File fornisce ogni cifra relativa a vittime e detenzioni per fonte e data.
La campagna si fonda su questa documentazione. Il registro «Take Action» del Ledger formula 12 richieste rivolte a chi ha il potere di darvi seguito:
- Legislatori e loro staff nei cinque governi, a partire dall’allineamento speculare delle liste ai 170 soggetti designati dagli Stati Uniti dopo il memorandum.
- Responsabili della compliance e banche corrispondenti, che sottopongono a screening i soggetti indicati nella documentazione.
- Investitori istituzionali, cui si chiede di dichiarare la propria esposizione allo screening per nome.
- Università e consigli dei fondi pensione, cui si chiede di avvalersi delle norme sul disinvestimento già in vigore.
- Ogni richiesta si può copiare come paragrafo corredato di fonti, pronto per una lettera, un promemoria o una nota di screening.
«Il regime ha ucciso migliaia di suoi cittadini nel giro di pochi giorni e da allora ha impiccato manifestanti. È un dato di fatto documentato, esposto dalle Nazioni Unite e dagli osservatori che hanno contato i morti un nome alla volta», ha dichiarato Gregg Roman, direttore esecutivo del Forum del Medio Oriente. «Il denaro che paga tutto questo transita attraverso soggetti che un governo ha sanzionato e quattro no. L’Iran Ledger li indica uno per uno, affinché governi, banche e consigli dei fondi pensione possano colmare quelle lacune».
Per rettifiche e domande sulle fonti scrivere a info@meforum.org.
Informazioni sul Forum del Medio Oriente
Il Forum del Medio Oriente, organizzazione di ricerca applicata sulle politiche pubbliche fondata nel 1994, promuove gli interessi americani in Medio Oriente e protegge l’Occidente dalle minacce mediorientali.
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