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Observer

Il coordinamento tra Russia e Iran mostra perché la cooperazione finanziaria è solo metà della battaglia

Nessuno strumento sanzionatorio è oggi impiegato per fermare il trasferimento diretto di tecnologie e competenze rilevanti per gli armamenti.

Leonid Baratz è un giornalista investigativo e corrispondente estero con oltre 15 anni di esperienza in Medio Oriente e nell’Europa centrale. È corrispondente dal Medio Oriente per la televisione e la radio nazionali ucraine, nonché analista delle vicende dell’Europa orientale per il gruppo editoriale israeliano BeSheva: si occupa di questioni militari, diplomazia internazionale e relazioni interreligiose.

The Russian cruise missile Kh-35 is a subsonic anti-ship rocket.
Il missile da crociera russo Kh-35 è un vettore antinave subsonico. · Shutterstock

Secondo quanto riferito, dal 2023 la Russia aiuta l'Iran a sviluppare un missile da crociera supersonico antinave e per attacchi contro obiettivi terrestri. Una rivelazione del genere dovrebbe costringere Washington e i suoi alleati a spiegare nel dettaglio come stiano contrastando la cooperazione tecnico-militare russo-iraniana, tanto più che l'attuale architettura sanzionatoria è concentrata più sulle banche che sui depositi di brevetti, sui viaggi e sulla corrispondenza tra ingegneri.

Il progetto, nome in codice C430L, è incentrato su un sistema di propulsione a statoreattore, coordinato da Rosoboronexport, l'esportatore statale russo di armamenti, e da NPO Mashinostroyeniya, un ufficio di progettazione missilistica sottoposto a sanzioni, e formalizzato nel novembre 2023 dopo molteplici visite di funzionari russi in Iran. Secondo quanto riferito, gli ingegneri russi hanno analizzato dati provenienti dal programma iraniano di statoreattori; da allora l'Iran ha costruito e testato il progetto risultante, anche se non ha ancora schierato il missile.

Jim Lamson, ex analista della Central Intelligence Agency specializzato sull'Iran, ha dichiarato al Financial Times: «Se i russi riescono ad aiutare gli iraniani a risolvere i loro problemi tecnici, penso che questo sarebbe uno degli ambiti di maggiore impatto dell'assistenza tecnico-militare russa all'Iran negli ultimi anni».

Il 31 agosto 2026 il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto al suo omologo russo Anton Siluanov che Washington si aspetta che il mondo si allinei a una «politica di emarginazione economica» per imporre sanzioni a Paesi ed entità che facilitano il commercio con l'Iran. Il messaggio di Bessent a Siluanov, secondo quanto riferito, è stato netto: qualsiasi tentativo di aiutare l'Iran ad aggirare le sanzioni finirà nella rovina economica della Russia. Siluanov, però, ha liquidato l'avvertimento, sostenendo che la Russia agirà in base ai propri interessi nazionali.

Nel frattempo Russia e Iran stanno finalizzando l'integrazione del sistema di pagamento russo Mir con l'iraniano Shetab, per agevolare le transazioni e creare un'alternativa a Visa e SWIFT, combinando l'interoperabilità delle carte per i pagamenti al dettaglio con la messaggistica interbancaria diretta, così da aggirare le sanzioni occidentali. L'architettura finanziaria che collega Mosca e Teheran — lingotti d'oro, società di comodo emiratine e fatture retrodatate attraverso la Bank Melli — è esattamente ciò che il Tesoro e il suo Office of Foreign Assets Control sono stati progettati per inseguire. Ma si è aperto un canale parallelo che non ha nulla a che vedere con la valuta, e nessuno strumento sanzionatorio oggi in uso è costruito per fermarlo: il trasferimento diretto di tecnologie e competenze utilizzabili per gli armamenti.

Nell'ottobre 2024 il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC, pasdaran) ha annunciato l'impiego di missili ipersonici Fattah-1 in attacchi contro il territorio israeliano. Il mese successivo la Russia ha usato per la prima volta il sistema Oreshnik contro un obiettivo a Dnipro. I media hanno raccontato entrambi gli eventi come una «nuova frontiera» degli attacchi missilistici. La somiglianza visiva tra gli attacchi iraniani con Fattah-1 e quello russo con Oreshnik è diventata virale sui social media.

I media statali russi e quelli a essi contigui si sono mossi rapidamente per stroncare quel paragone. Nell'arco di 48 ore, a metà giugno 2025, almeno cinque testate russe hanno pubblicato smentite quasi identiche: RIA Novosti ha citato l'esperto militare Evgeny Mikhailov, AiF.ru ha citato il maggiore generale dell'Aeronautica russa Vladimir Popov, secondo cui Fattah e Oreshnik non hanno «nulla in comune»; MK.ru ha citato un analista che li definiva «sviluppi completamente diversi»; Mail.ru News e il sito di affari militari Voennoe Delo hanno rilanciato la stessa linea nello stesso arco di tempo.

Nessuna ha affrontato l'ovvia domanda successiva: se i due sistemi non sono collegati, ammettere una semplice somiglianza non costerebbe nulla a Mosca. Il fatto che sia stata necessaria una smentita così sincronizzata merita l'attenzione dell'Occidente.

Il veicolo a planata ipersonico iraniano Fattah-2 ha, al lancio, una traiettoria davvero strana, «danzante». Impiegato per la prima volta in combattimento attorno al 1° marzo 2026 e, secondo quanto riferito, usato contro una struttura di comando israeliana fortificata, ha anche suscitato un immediato paragone da parte della pubblicazione specializzata in difesa Military Watch Magazine, che ha osservato come traiettoria e velocità del missile ricordassero il sistema russo Oreshnik.

La vulnerabilità non riguarda solo il rapporto tra Russia e Iran, e non si limita alla Russia che agisce da sola. Un missile da crociera Kh-101 recuperato dopo un attacco contro l'Ucraina nel gennaio 2026 conteneva almeno 47 componenti di fabbricazione estera, 35 dei quali statunitensi, insieme a parti tedesche, cinesi, taiwanesi, olandesi e giapponesi. L'altro principale sistema russo per attacchi di precisione mostra lo stesso schema: l'intelligence ucraina, HUR, ha esaminato nel luglio 2026 i rottami dei kit russi per bombe plananti UMPK e ha ricondotto 22 produttori di componenti identificati, dieci americani, sei cinesi, quattro svizzeri e due ciascuno irlandesi e giapponesi, rilevando che il 71 per cento della microelettronica contenuta in questi kit proviene da aziende con sede in Stati allineati all'Occidente.

Il New York Times ha riferito successivamente che il servizio di intelligence militare russo gestisce da anni un'operazione di approvvigionamento in Giappone, usando coperture commerciali — tra cui, storicamente, l'ufficio di Tokyo di Aeroflot — per acquisire macchine utensili e microelettronica a duplice uso. L'inviato ucraino per le sanzioni ha stimato nel giugno 2026 che componenti di fabbricazione giapponese compaiono in circa il 90 per cento dei tipi di missili e droni russi che gli investigatori ucraini hanno esaminato.

Il Giappone è uno dei maggiori esportatori al mondo proprio della tecnologia che questa rete cerca e, a oggi, non dispone ancora di una legge autonoma sullo spionaggio; una normativa specifica di controspionaggio non è attesa prima del 2027.

Per colmare la lacuna, i Paesi occidentali devono intervenire con quattro correttivi:

Primo, devono applicare sanzioni secondarie agli intermediari che spostano tecnologia, non solo denaro. Generation Trading FZE è stata designata soltanto dopo che alcuni giornalisti ne avevano ricostruito le spedizioni di acciaio inossidabile e il conto presso la Bank Melli, ben dopo che le transazioni erano avvenute. Il Tesoro dovrebbe spingere i partner a segnalare depositi di brevetti, viaggi per ricerca congiunta e contratti con uffici di progettazione in tempi più vicini al tempo reale, con lo stesso livello di scrutinio già applicato ai bonifici.

Secondo, serve un'armonizzazione legislativa, e non soltanto una cooperazione, con il Giappone e gli altri alleati. Washington si è appoggiata per anni a Tokyo per l'applicazione dei controlli sull'export di chip, trattando però l'assenza in Giappone di una legge di base sullo spionaggio come un problema altrui.

Terzo, Stati Uniti e Israele devono monitorare più apertamente la proprietà intellettuale e i flussi di brevetti. Giornalisti e analisti hanno ricostruito sia il brevetto di Alabuga sia il programma C430L lavorando su fughe di notizie e documenti pubblici. Non c'è ragione perché la scoperta da parte di un'organizzazione non governativa ucraina debba arrivare prima di quella di agenzie di intelligence da miliardi di dollari.

Infine, Israele dovrebbe designare la Russia come Stato ostile. Israele è direttamente esposto, sul piano della sicurezza, a quasi ogni filo di questa vicenda, eppure non ha applicato nemmeno lo strumento diplomatico simbolico della designazione di Stato ostile al Paese che facilita quell'assistenza, e i funzionari russi continuano a ricevere regolarmente spazio nelle televisioni israeliane. È una scelta politica che manda il segnale sbagliato.