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Observer

L'antiterrorismo americano ripete in Somalia gli errori del Pakistan

Credere che sostenere il Somaliland significhi rinunciare alla cooperazione della Somalia è un presupposto sciocco.

Michael Rubin è specializzato in Iran, Turchia e nel Corno d’Africa. La sua carriera comprende un periodo da funzionario del Pentagono, con esperienze sul campo in Iran, Yemen e Iraq, oltre a contatti con i talebani prima dell’11 settembre. Rubin ha inoltre contribuito alla formazione militare, insegnando a unità della Marina e dei Marines statunitensi temi legati ai conflitti regionali e al terrorismo. Tra i suoi lavori accademici figurano diverse pubblicazioni di rilievo, come «Dancing with the Devil» e «Eternal Iran». Rubin ha conseguito un Ph.D. e un M.A. in storia e un B.S. in biologia alla Yale University.

The flag of Somaliland flies alongside the U.S. flag.
La bandiera del Somaliland sventola accanto a quella degli Stati Uniti. · Shutterstock

Il presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi («Irro») prosegue la visita negli Stati Uniti, con un’agenda fitta di incontri governativi e con centri di ricerca a Washington. Eppure, la spinta per il riconoscimento americano del Somaliland sembra essersi arenata. Mentre l’amministrazione Trump mantiene il massimo riserbo, fonti interne indicano due uffici come responsabili: da un lato il vice segretario di Stato Chris Landau che, salvo diverse indicazioni, non intende discostarsi da una linea centrata su Mogadiscio che risale ai tempi del segretario di Stato Hillary Clinton. L’altro ostacolo sarebbe l’ufficio antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale. I funzionari temono che il riconoscimento del Somaliland comprometta l’attuale cooperazione antiterrorismo degli Stati Uniti con la Somalia.

Da tempo le forze armate americane schierano istruttori e forze speciali in Somalia per sostenere la lotta di quel Paese contro Al Shabaab e per contribuire al supporto dei peacekeeper dell’Unione Africana. Se il presidente Donald Trump ritirò le truppe statunitensi dalla Somalia durante il suo primo mandato, il presidente Joe Biden le ha riportate nel Paese dopo l’insediamento. Secondo quanto viene riferito, piccoli contingenti di truppe americane sono presenti all’aeroporto di Baledogle, una vecchia base italiana nell’entroterra di Mogadiscio, e alcuni effettivi statunitensi opererebbero nell’area del complesso di Halane, che condividono con le missioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Sarebbero inoltre presenti alcuni Navy SEALs e altri operatori speciali a Bosaso e Kismayo. Vi sono stati, almeno temporaneamente, militari americani a Baidoa, Dhusamareb e Jowhar.

Inoltre, funzionari militari e dell’intelligence statunitensi sostengono sempre più la missione antiterrorismo da Camp Lemonnier a Gibuti, dal Kenya e dallo stesso Somaliland. I due principali obiettivi dell’azione americana sono stati: l’accampamento dello Stato islamico sui monti Golis, nel Puntland, vicino a Bosaso, e la più ampia lotta contro Al Shabaab.

L’idea che sostenere il Somaliland significhi sacrificare la cooperazione della Somalia poggia su presupposti sciocchi e, per sua natura, mette in luce quanto sia scadente il partenariato con Mogadiscio.

Si consideri anzitutto il Puntland e la lotta contro lo Stato islamico. Il Puntland nutre risentimento verso il governo federale di Mogadiscio, perché il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, selezionato anziché eletto e ormai oltre il proprio mandato costituzionale, rifiuta i diritti federali di Stati come il Puntland. Benché Puntland e Somaliland siano rivali e abbiano una disputa di confine, cooperano anche. Se per ora il Puntland resta nel governo federale, la spinta centralizzatrice di Mogadiscio potrebbe tanto indurlo a seguire la strada del Somaliland quanto riportarlo all’obbedienza.

Né ha senso immaginare che il Puntland interrompa l’assistenza nel contenere e contrastare lo Stato islamico. Sebbene alcuni funzionari somali e i funzionari dell’intelligence turca che li sostengono sognino di poter usare lo Stato islamico come leva contro il Somaliland, è improbabile che il Puntland interrompa la cooperazione antiterrorismo. La sua capitale, Garowe, è una sonnolenta cittadina dell’entroterra, ironicamente dipendente dal commercio con il Somaliland; il futuro economico complessivo del Puntland poggia sul porto di Bosaso, situato a sole 44 miglia dal quartier generale montano dello Stato islamico Somaliland.

La cooperazione della Somalia con Al Shabaab è più difficile da decifrare. Sebbene Al Shabaab minacci il governo nominato dal presidente Hassan Sheikh Mohamud, la corruzione del presidente fa sì che nemmeno le forze speciali Danab, addestrate dagli Stati Uniti, riescano a vincere. Nel frattempo, l’unità Gorgor, addestrata dai turchi, ha le stesse probabilità di sostenere Al Shabaab quanto di combatterne i membri. Più volte, Hassan Sheikh Mohamud ha mostrato di essere più disposto a impiegare le forze somale contro i propri concorrenti politici o contro gli Stati federali che lo sfidano che non a sconfiggere gli islamisti. Oggi è impossibile avviare un’attività o costruire un edificio a Mogadiscio senza un permesso di Al Shabaab. I somali sono più disposti a fidarsi della giustizia di Al Shabaab che dei tribunali statali, per la rapidità delle procedure e per la percepita assenza di corruzione.

In sostanza, il meccanismo oggi in atto in Somalia somiglia a quello che gli Stati Uniti sperimentano in Pakistan. Quando Washington sborsava miliardi di dollari per sostenere gli sforzi antiterrorismo pakistani, creava un azzardo morale per cui la prosecuzione di una lucrosa assistenza militare richiedeva che le forze pakistane non sconfiggessero mai completamente i talebani, Al Qaeda o altri gruppi deobandi radicali. Se il Consiglio di sicurezza nazionale ritiene che sconfiggere Al Shabaab richieda di sacrificare le aspirazioni di un Somaliland democratico, filo-occidentale e sicuro e di ingraziarsi un governo di Mogadiscio che si è ripetutamente dimostrato poco più di un burattino cinese e di una satrapia turca, degli americani moriranno.

Cooperazione antiterrorismo ed estorsione non sono sinonimi. L’unico modo per mettere davvero in sicurezza il Golfo di Aden e, col tempo, far arretrare le conquiste di Al Shabaab in Somalia sarà riconoscere il Somaliland e farne un partner, quindi consolidare la sicurezza in Puntland e Jubaland e infine isolare e poi regolare i conti con Al Shabaab, nonostante Mogadiscio, anziché necessariamente in partenariato con essa.