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Il rafforzamento militare americano attorno all'Iran: che cosa sappiamo e che cosa significa

Una valutazione su fonti aperte dei movimenti delle forze statunitensi, della prontezza operativa e dei rischi di escalation.

Punti chiave

  • Gli Stati Uniti stanno conducendo il più imponente rafforzamento militare in Medio Oriente dai raid del giugno 2025 contro gli impianti nucleari iraniani, facendo convergere le forze sul Golfo Persico da più direzioni.
  • Il gruppo d'attacco della portaerei USS Abraham Lincoln sta transitando dal Mar Cinese Meridionale, circa 35 F-15E Strike Eagle sono stati schierati in Giordania e gli aerei cisterna sono affluiti in massa alla base aerea di Al Udeid.
  • Lo schieramento combinato di aviazione imbarcata, caccia basati a terra, aerei cisterna e difesa missilistica indica la preparazione a una contingenza di grandi dimensioni, più che a un attacco limitato e isolato.

Gregg Roman è il direttore esecutivo del Forum del Medio Oriente. Nel 2014 la Jewish Telegraphic Agency lo ha inserito tra i «dieci leader ebrei più ispiratori al mondo»; in precedenza è stato consigliere politico del vice ministro degli Esteri israeliano e ha lavorato per il ministero della Difesa israeliano. Relatore assiduo sulle questioni mediorientali, Roman ha testimoniato davanti al Congresso e alla Knesset e interviene su canali di informazione internazionali come Fox News, i24NEWS, Al Jazeera, BBC World News e i canali israeliani 12 e 13. Ha studiato sicurezza nazionale e comunicazione politica all’American University e all’Interdisciplinary Center di Herzliya e ha scritto per The Hill, Newsweek, il Los Angeles Times, il Miami Herald e il Jerusalem Post.

I dispiegamenti militari statunitensi per aria, terra e mare lasciano intravedere i preparativi per una contingenza di vasta portata. · Shutterstock

Sintesi esecutiva

Gli Stati Uniti stanno effettuando il più imponente rafforzamento militare in Medio Oriente dai raid del giugno 2025 contro gli impianti nucleari iraniani. Mentre le proteste scuotono la Repubblica islamica e l’amministrazione Trump segnala la disponibilità a un’azione decisiva, le forze americane convergono nella regione del Golfo Persico da più direzioni. Questa analisi esamina che cosa l’intelligence su fonti aperte riveli su portata, composizione e implicazioni strategiche di questo rafforzamento.

Il quadro che emerge è quello di una proiezione di forza deliberata, su più domini. Il gruppo d’attacco della portaerei USS Abraham Lincoln sta transitando dal Mar Cinese Meridionale, colmando un vuoto di 20 giorni senza portaerei nella regione: la prima assenza del genere dall’ottobre 2023. Circa 35 F-15E Strike Eagle sono stati schierati in Giordania. Gli aerei cisterna sono affluiti in massa alla base aerea di Al Udeid, in Qatar. Ulteriori batterie di difesa antimissile si stanno posizionando in tutto il Golfo.

Restano tuttavia incertezze significative. La destinazione del gruppo d’attacco della portaerei USS George H.W. Bush, salpato da Norfolk il 13 gennaio, rimane poco chiara. Lo stato attuale dei bombardieri strategici a Diego Garcia è ignoto. Gli schieramenti di sommergibili, come sempre coperti dal massimo riserbo, potrebbero aggiungere una capacità sostanziale di missili da crociera Tomahawk che non siamo in grado di confermare.

Ciò che è chiaro è che l’amministrazione sta assemblando gli strumenti per operazioni di contingenza su vasta scala, mantenendo al contempo flessibilità diplomatica. L’evacuazione parziale della base aerea di Al Udeid il 14 gennaio e le notizie secondo cui il CENTCOM sarebbe stato posto in assetto di pianificazione bellica 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 lasciano intendere che i decisori ritengano imminente un’azione.

Il contesto strategico

Per comprendere l’attuale rafforzamento bisogna guardare a ciò che lo ha preceduto. Dal 13 al 24 giugno 2025 Stati Uniti e Israele hanno condotto l’operazione Midnight Hammer, colpendo tre impianti nucleari iraniani a Fordow, Natanz e Isfahan. L’operazione è seguita a oltre una settimana di attacchi israeliani in crescendo contro siti militari e nucleari iraniani.

La partecipazione americana è stata sostanziale. Bombardieri stealth B-2 Spirit, armati con penetratori GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, hanno colpito gli impianti sepolti in profondità. L’USS Georgia (SSGN-729), un sommergibile lanciamissili, ha lanciato oltre 30 missili da crociera Tomahawk su Isfahan. Il conflitto di 12 giorni ha ucciso più di 1.000 iraniani e ha esaurito le scorte israeliane di intercettori.

L’Iran ha reagito con missili balistici diretti contro la base aerea di Al Udeid, sede del quartier generale avanzato del CENTCOM. Le batterie Patriot hanno intercettato la maggior parte dei missili in arrivo, ma uno ha colpito la base, danneggiando un radome. L’attacco ha dimostrato sia la volontà iraniana di colpire direttamente le forze americane sia i limiti delle sue capacità contro le moderne difese aeree.

L’operazione del giugno 2025 ha creato diversi precedenti rilevanti per la situazione attuale: ha mostrato la disponibilità americana a impiegare la forza direttamente contro l’Iran, ha dimostrato l’efficacia delle operazioni combinate di difesa aerea e ha rivelato tanto le capacità quanto i limiti della ritorsione iraniana.

La crisi attuale è cominciata il 28 dicembre 2025, quando sono esplose proteste in tutto l’Iran per il collasso economico del Paese. Il rial iraniano aveva subito un crollo di valore e un’iperinflazione superiore al 40 per cento ha devastato gli iraniani comuni. Ciò che era iniziato come rivendicazione economica è rapidamente degenerato in richieste di cambio di regime, estendendosi a oltre 100 città.

La risposta del regime è stata brutale. Secondo alcune fonti le forze di sicurezza avrebbero ucciso tra 1.000 e 12.000 manifestanti, benché le cifre esatte siano impossibili da verificare a causa del blackout di internet e delle linee telefoniche imposto dalle autorità. La disparità nelle stime delle vittime riflette il vuoto informativo creato da questa interruzione delle comunicazioni.

La risposta del presidente Trump è stata inequivocabile. Ha scritto sui social media che «l’aiuto è in arrivo», ha minacciato un intervento militare qualora si procedesse alle esecuzioni dei manifestanti e ha dichiarato pubblicamente che «tutte le opzioni sono sul tavolo». Il 14 gennaio, stando alle notizie riportate, ha chiesto opzioni militari «decisive» alla sua squadra per la sicurezza nazionale. Lo stesso giorno è stata ordinata un’evacuazione parziale della base aerea di Al Udeid.

La situazione resta fluida. Il 16 gennaio Trump ha affermato che l’Iran aveva «smesso di uccidere i manifestanti»: una pausa temporanea impossibile da verificare, dato il blackout delle comunicazioni. Tra il 23 e il 24 gennaio parlava di una «flotta imponente» diretta verso il Golfo Persico. Le compagnie aeree internazionali hanno cominciato a cancellare i voli attraverso la regione.

Le forze navali

Dal 5 al 25 gennaio 2026 nessuna portaerei americana ha operato nell’area di responsabilità del CENTCOM: il primo vuoto del genere dall’ottobre 2023. Questa assenza, definita da alcuni analisti un’«anomalia psicologica», si è verificata proprio mentre le tensioni con l’Iran si stavano inasprendo. È stata la quinta volta in due anni che una portaerei è stata ridispiegata dall’Asia al Medio Oriente, a sottolineare sia le pressioni persistenti che la regione esercita sulla potenza navale americana sia lo sforzo che ciò impone agli impegni nel Pacifico.

La USS Abraham Lincoln (CVN-72) e il suo gruppo d’attacco stanno ora transitando dal Mar Cinese Meridionale verso il Golfo dell’Oman. Il gruppo d’attacco è salpato dalle Filippine attorno al 15 gennaio e dovrebbe giungere in acque più vicine all’Iran tra il 25 e il 26 gennaio. Il Carrier Air Wing Nine (CVW-9) imbarcato sulla Lincoln comprende caccia stealth F-35C Lightning II del Marine Fighter Attack Squadron 314 (VMFA-314), diverse squadriglie di F/A-18E/F Super Hornet, aerei per la guerra elettronica EA-18G Growler, velivoli da preallarme aereo E-2D Advanced Hawkeye, aerei logistici CMV-22B Osprey ed elicotteri MH-60R/S.

La scorta del gruppo d’attacco comprende il Destroyer Squadron 21, con i cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance (DDG-111), USS Michael Murphy (DDG-112) e USS Frank E. Petersen Jr. (DDG-121), oltre all’incrociatore lanciamissili USS Mobile Bay. Almeno un sommergibile d’attacco veloce accompagna probabilmente il gruppo, benché ciò non venga mai confermato ufficialmente.

Un’incertezza significativa riguarda la USS George H.W. Bush (CVN-77), salpata da Norfolk, in Virginia, il 13 gennaio 2026. La portaerei non aveva completato il Composite Training Unit Exercise (COMPTUEX), la certificazione finale richiesta prima dello schieramento. La sua destinazione non è stata annunciata ufficialmente.

Se la Bush fosse diretta in Medio Oriente, arriverebbe diverse settimane dopo la Lincoln, dando potenzialmente agli Stati Uniti due gruppi d’attacco di portaerei nella regione contemporaneamente. Si tratterebbe di una concentrazione significativa di potenza aeronavale. Tuttavia, schierare una portaerei che non ha completato l’intero ciclo addestrativo sarebbe insolito e suggerisce o un’urgenza eccezionale o una destinazione del tutto diversa.

Vale la pena notare che la USS Gerald R. Ford (CVN-78), la più grande nave da guerra del mondo e in grado di sostenere il gruppo aereo più potente, non è disponibile per operazioni in Medio Oriente. La Ford opera attualmente nei Caraibi alle dipendenze del Southern Command nell’ambito dell’operazione Southern Spear, a sostegno di operazioni relative al Venezuela. Ciò limita le opzioni per un’ulteriore proiezione di potenza aeronavale nel Golfo.

Oltre al gruppo d’attacco della portaerei, diverse unità di superficie operano nel Golfo Persico e nelle acque circostanti. I cacciatorpediniere lanciamissili USS Mitscher (DDG-57) e USS Roosevelt (DDG-80) operano nella regione, e il secondo è stato segnalato anche nel Mar Rosso. Tre Littoral Combat Ship — USS Canberra (LCS-30), USS Tulsa (LCS-16) e USS Santa Barbara (LCS-32) — sono equipaggiate con moduli per il contrasto delle mine, una capacità che sarebbe essenziale in qualsiasi conflitto in cui l’Iran tentasse di minare lo Stretto di Hormuz.

Il quadro dei sommergibili è, come sempre, opaco. Sappiamo che l’USS Georgia (SSGN-729) ha partecipato agli attacchi del giugno 2025, lanciando più di 30 Tomahawk su Isfahan. La Marina dispone di quattro sommergibili lanciamissili della classe Ohio (SSGN) — Ohio, Florida, Michigan e Georgia — ciascuno in grado di trasportare 154 missili da crociera Tomahawk. Nel settembre 2025 la Marina ha rimosso la USS Ohio e la USS Florida dall’elenco delle disattivazioni per l’anno fiscale 2026, preservando questa enorme capacità d’attacco. Le posizioni attuali degli SSGN sono sconosciute, ma anche uno solo nella regione aggiungerebbe una potenza di fuoco sostanziale.

Le forze aeree

L’elemento più visibile dell’attuale rafforzamento è lo schieramento di F-15E Strike Eagle alla base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania. Tra il 18 e il 21 gennaio 2026 circa 35 velivoli del 494th Expeditionary Fighter Squadron sono arrivati dalla base RAF Lakenheath nel Regno Unito. Una seconda ondata di 12 velivoli è partita dal Regno Unito il 21 gennaio.

Il CENTCOM ha riconosciuto pubblicamente lo schieramento il 20 gennaio, dichiarando che «la presenza degli F-15 accresce la prontezza al combattimento». Questo raro riconoscimento pubblico sottolinea il segnale che l’amministrazione intende inviare. L’F-15E è un caccia a doppio ruolo, capace sia di superiorità aerea sia di missioni d’attacco in profondità, dotato dell’Eagle Passive/Active Warning Survivability System (EPAWSS) per capacità avanzate di guerra elettronica.

La scelta dell’F-15E è significativa. Nell’aprile 2024 gli F-15E hanno abbattuto più di 80 droni iraniani durante un attacco contro Israele, dimostrando la loro efficacia contro i sistemi senza pilota che costituiscono una componente chiave delle capacità iraniane e dei suoi proxy. I velivoli sono stati osservati equipaggiati con razzi Hydra da 70 mm, rivelatisi altamente efficaci in quell’ingaggio.

La base aerea giordana di Muwaffaq Salti ospita schieramenti a rotazione di F-15E da quasi un decennio. La base si trova a distanza utile per colpire l’Iran occidentale e offre un’alternativa terrestre all’aviazione imbarcata: una considerazione importante, date le sensibilità dei Paesi ospitanti del Golfo rispetto a raid lanciati dal loro territorio.

Sono stati segnalati ulteriori schieramenti di caccia, ma restano confermati in modo meno solido. Caccia stealth F-22 Raptor sono di stanza alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, assicurando capacità di superiorità aerea e deterrenza regionale. Secondo alcune fonti una squadriglia di F-16 sarebbe stata schierata alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita e una squadriglia di A-10 potrebbe trovarsi a Muwaffaq Salti insieme agli F-15E. Due squadriglie di F-35 sarebbero nel teatro operativo, anche se la loro esatta collocazione non è confermata.

Al Dhafra ospita anche velivoli senza pilota MQ-4C Triton ad alta quota e lunga autonomia, che forniscono capacità di sorveglianza persistente essenziali per monitorare i movimenti militari iraniani e l’attività marittima nel Golfo.

Diego Garcia, il remoto atollo del Territorio britannico dell’Oceano Indiano che ospita un’importante installazione militare americana, ha storicamente svolto la funzione di base di partenza per le operazioni dei bombardieri strategici in Medio Oriente. La base dista circa 2.358 miglia dall’Iran, ampiamente entro il raggio d’azione del B-2 Spirit e del B-52H Stratofortress.

Nel marzo 2025 sei B-2 Spirit sono stati schierati a Diego Garcia, all’incirca il 30 per cento dell’intera flotta di B-2. I B-52H Stratofortress sono arrivati nel maggio 2025. I B-2 sono stati impiegati in attacchi contro obiettivi Houthi nello Yemen prima di rientrare alla base aerea di Whiteman dopo il cessate il fuoco di maggio. Nel maggio 2025 caccia F-15 sono stati schierati alla base per fornirne la protezione.

Lo stato attuale dei bombardieri strategici a Diego Garcia è ignoto. Nessuna immagine satellitare recente né alcuna fonte attendibile conferma la loro presenza o assenza alla fine di gennaio 2026. Se i B-2 fossero rientrati alla base, sarebbero in grado di impiegare il penetratore GBU-57 Massive Ordnance Penetrator contro installazioni sotterranee indurite. I B-52H potrebbero lanciare missili AGM-158 Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) da fuori della portata delle difese aeree iraniane.

L’Iran ha minacciato esplicitamente di colpire Diego Garcia in caso di azione militare americana, riconoscendone l’importanza come base per i bombardieri. Che Teheran possieda la capacità di eseguire una simile minaccia a quella distanza resta dubbio.

Forse l’indicatore più rivelatore dei preparativi operativi è l’incremento degli aerei cisterna. Al 22 gennaio almeno 20 KC-135 Stratotanker erano presenti alla base aerea di Al Udeid, un aumento significativo rispetto ai livelli normali. Durante l’evacuazione parziale del 14 gennaio sei KC-135 hanno lasciato la base intorno alle 22. Una dozzina di KC-135 si sono spostati da basi europee al Medio Oriente nell’arco di 48 ore a metà gennaio. Altri quattro aerei cisterna sono stati schierati in Giordania insieme agli F-15E.

La capacità di rifornimento in volo è l’abilitatore delle operazioni aeree prolungate. I velivoli d’attacco che decollano dalla Giordania, dai Paesi del Golfo o dai ponti delle portaerei necessitano del supporto delle cisterne per raggiungere obiettivi in profondità in Iran e rientrare in sicurezza. I bombardieri strategici da Diego Garcia avrebbero bisogno di più rifornimenti per missioni di andata e ritorno. L’accumulo di aerei cisterna fa pensare alla pianificazione di operazioni aeree sostenute, più che di un attacco limitato e isolato.

Anche l’attività di trasporto aereo è cresciuta in modo sostanziale. Più di 10 voli di C-17 Globemaster III sono stati tracciati dall’Inghilterra alla Giordania nell’arco di due giorni, verosimilmente per trasportare equipaggiamenti e personale a sostegno dello schieramento degli F-15E. Trasporti pesanti C-5M Galaxy sono stati osservati dirigersi verso est. Sono stati segnalati voli di C-17 verso Diego Garcia, forse per preposizionare armamenti o equipaggiamenti aggiuntivi alla base dei bombardieri.

I sistemi di difesa antimissile

Il sistema Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) costituisce lo strato superiore della difesa antimissile balistica americana. Il 22 gennaio il Wall Street Journal ha riferito che ulteriori batterie THAAD erano in corso di schieramento in Medio Oriente. Una batteria si trova in Israele dall’ottobre 2023, gestita da circa 100 militari americani.

Le capacità del THAAD sono notevoli: può intercettare missili balistici a distanze di 150-200 chilometri e ad altitudini superiori ai 150 chilometri, ben al di sopra dell’atmosfera. Ogni batteria costa circa 2,73 miliardi di dollari, con singoli intercettori al prezzo di 12,7 milioni.

Il sistema, però, deve fare i conti con un vincolo cruciale: le scorte. Durante il conflitto del giugno 2025 le batterie THAAD hanno consumato 92 intercettori per difendere Israele dai missili balistici iraniani. Prima di quell’ingaggio l’inventario totale di intercettori THAAD ammontava a 632. I funzionari della Difesa stimano che il reintegro richiederà dai tre agli otto anni, dati gli attuali ritmi di produzione. Queste scorte limitate implicano che il THAAD vada usato in modo selettivo contro i missili in arrivo più minacciosi, lasciando ai sistemi di strato inferiore le minacce meno impegnative.

Anche ulteriori batterie Patriot PAC-3 sono in corso di schieramento nella regione. I sistemi Patriot forniscono difesa di strato inferiore contro missili balistici a corto raggio, missili da crociera e velivoli. Le batterie sono posizionate in Arabia Saudita, Kuwait, Giordania, Iraq, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Nel marzo 2025 almeno due batterie Patriot sono state ridispiegate dall’Asia al Medio Oriente in un contesto di tensioni crescenti. Un’unità proveniente dalla Corea del Sud è rientrata nella penisola il 30 ottobre 2025 per ricevere aggiornamenti dell’equipaggiamento prima di riprendere il proprio ruolo nella difesa della penisola coreana. Questa rotazione illustra lo sforzo che le esigenze mediorientali impongono a una forza impegnata su scala globale.

Ad Al Udeid le batterie Patriot hanno intercettato con successo la maggior parte dei missili balistici iraniani durante l’attacco del giugno 2025, benché un missile abbia colpito la base. Le prestazioni del sistema hanno convalidato anni di investimenti, ma hanno anche dimostrato che nessuna difesa è perfetta contro un attacco a salve condotto con determinazione.

Il 12 gennaio 2026 una nuova cellula di coordinamento della difesa aerea, il Middle East Air Defense-Combined Defense Operations Center (MEAD-CDOC), è stata inaugurata alla base aerea di Al Udeid. Il centro integra le operazioni di difesa antimissile di 17 Paesi, consentendo il coordinamento in tempo reale delle intercettazioni e la condivisione dei sensori. Questo approccio multilaterale moltiplica l’efficacia dei singoli sistemi nazionali e riduce il rischio di falle nella copertura.

Forze terrestri e presenza regionale

A metà 2025 circa 40.000-50.000 militari americani erano dislocati in tutto il Medio Oriente, tra personale presso le basi permanenti e quello nei siti avanzati minori. Il numero era cresciuto dai circa 34.000 precedenti all’inizio della guerra tra Israele e Hamas nell’ottobre 2023.

Il Kuwait ospita la concentrazione maggiore, con Camp Arifjan che funge da principale snodo logistico e di trasporto aereo per le operazioni regionali. La base aerea qatariota di Al Udeid funge da quartier generale avanzato del CENTCOM, nonostante l’opposizione dichiarata di Doha a che dal suo territorio vengano lanciati attacchi offensivi. Il Bahrein ospita il comando della Quinta Flotta statunitense, il che ne fa il centro delle operazioni navali americane nel Golfo.

Le infrastrutture di basing principali

Al Udeid è la più grande base militare americana in Medio Oriente e funge da quartier generale avanzato del CENTCOM. La base ospita circa 10.000 persone ed è stata centrale per le operazioni in Iraq, Siria e Afghanistan. È da Al Udeid che sono state coordinate molte delle operazioni aeree durante il conflitto del giugno 2025.

L’importanza della base la rende al tempo stesso preziosissima e vulnerabile. L’Iran ha preso di mira Al Udeid durante la ritorsione del giugno 2025, con un missile balistico che ha colpito l’installazione danneggiando un radome. Il 14 gennaio 2026 è stata ordinata un’evacuazione parziale, con «centinaia» di persone trasferite in altre strutture e in alberghi locali. Sei aerei cisterna KC-135 sono partiti verso le 22 di quella sera.

La posizione politica del Qatar complica il quadro. Doha ha dichiarato la propria contrarietà al lancio di attacchi americani dal suo territorio, anche se resta poco chiaro come questa linea verrebbe fatta rispettare, in concreto, in caso di conflitto. Anche le forze britanniche ad Al Udeid avrebbero ridotto la propria presenza.

La base aerea giordana di Muwaffaq Salti si è imposta come snodo cruciale dell’attuale rafforzamento. La base ospita oggi circa 35 F-15E Strike Eagle e negli ultimi giorni ha registrato un consistente traffico di velivoli da trasporto. A differenza degli Stati del Golfo, la Giordania non ha confini marittimi con l’Iran: il che riduce l’esposizione alle minacce navali iraniane, pur mantenendo gli aerei d’attacco a distanza utile dagli obiettivi iraniani.

La presenza americana di lunga data a Muwaffaq Salti — quasi un decennio di schieramenti a rotazione di F-15E — mette a disposizione infrastrutture consolidate e una consolidata familiarità del Paese ospitante. La monarchia giordana ha storicamente sostenuto gli obiettivi di sicurezza americani nella regione, rendendo la base politicamente più affidabile per operazioni offensive rispetto ad alcune alternative nel Golfo.

Diego Garcia occupa una posizione unica nella proiezione di forza americana. Situato nell’Oceano Indiano, l’atollo dista 2.358 miglia dall’Iran: abbastanza lontano da essere fuori dalla portata della maggior parte delle armi iraniane, ma sufficientemente vicino per operazioni dei bombardieri con rifornimento in volo. L’isolamento della base e la sovranità britannica garantiscono una copertura politica che le basi negli Stati del Golfo a maggioranza musulmana non possono offrire. Se fossero presenti bombardieri strategici, Diego Garcia sarebbe con ogni probabilità il loro punto di partenza per attacchi contro obiettivi iraniani fortificati.

Cronologia dei movimenti di forze

5 gennaio: nessuna portaerei nell'area di responsabilità di CENTCOM ( fonte ) — la prima volta dall'ottobre 2023. 9 gennaio: CENTCOM annuncia «nessun cambiamento» nella composizione delle forze ( fonte ) nonostante le proteste iraniane. 12 gennaio: apre ad Al Udeid una nuova cellula di coordinamento della difesa aerea (MEAD-CDOC) ( fonte ). 13 gennaio: la USS George H.W. Bush lascia Norfolk ( fonte ); destinazione ignota. 14 gennaio: ordinata l'evacuazione parziale di Al Udeid ( fonte ); sei KC-135 decollano. Trump scrive: «l'aiuto è in arrivo». 15 gennaio: confermato il transito verso ovest della USS Abraham Lincoln dalle Filippine ( fonte ). 16 gennaio: Trump sostiene che l'Iran ha «smesso di uccidere i manifestanti» — pausa temporanea, non verificabile. 18 gennaio: i primi F-15E arrivano a Muwaffaq Salti, in Giordania ( fonte ); segnalati voli di C-17 verso Diego Garcia. 20 gennaio: CENTCOM riconosce pubblicamente lo schieramento degli F-15E ( fonte ). 21 gennaio: una seconda ondata di 12 F-15E parte dal Regno Unito; circa 35 si trovano ora nel teatro. 22 gennaio: venti o più KC-135 ad Al Udeid ( fonte ); segnalati schieramenti di THAAD/Patriot. 23-24 gennaio: Trump parla di una «flotta imponente» diretta verso il Golfo ( fonte ); le compagnie aeree cancellano i voli per il Medio Oriente. 25-26 gennaio: la USS Abraham Lincoln arriva nel Golfo dell'Oman ( fonte ). 27 gennaio: gli Stati Uniti annunciano «esercitazioni aeree» regionali in tutto il Medio Oriente ( fonte ). Metà gennaio: a CENTCOM sarebbe stato ordinato di passare a una postura di pianificazione bellica 24 ore su 24 ( fonte ) per «il prossimo mese».

Ciò che non sappiamo

L'analisi su fonti aperte ha limiti intrinseci e diverse questioni rilevanti restano senza risposta. Comprendere queste lacune è importante quanto comprendere ciò che sappiamo.

Destinazione e tempi della USS George H.W. Bush: la partenza della portaerei senza aver completato l'addestramento di certificazione e senza una destinazione annunciata crea una notevole incertezza sull'eventuale arrivo di una seconda portaerei nella regione.

Presenza di bombardieri strategici a Diego Garcia: nessuna immagine satellitare recente né fonte attendibile conferma se B-2 o B-52 siano tornati nella base. È una delle lacune più significative, dato il ruolo svolto dai bombardieri negli attacchi del giugno 2025.

Schieramenti di sottomarini: le posizioni degli SSGN e dei sottomarini d'attacco veloci sono tra i segreti custoditi più gelosamente. Anche un solo SSGN aggiunge 154 missili da crociera Tomahawk al pacchetto d'attacco disponibile.

Ulteriori schieramenti di caccia: le notizie su schieramenti di F-16, A-10 e F-35 oltre agli F-15E confermati restano non verificate.

Posizioni esatte della difesa missilistica: pur sapendo che sistemi THAAD e Patriot sono in fase di schieramento, ubicazioni e quantità specifiche restano poco chiare.

Aerei da ricognizione RC-135: al 14 gennaio non era stato osservato alcun movimento verso il Medio Oriente di aerei RC-135 Rivet Joint per l'intelligence dei segnali — un dato sorprendente, visto il loro ruolo tipico nella raccolta informativa che precede un conflitto.

Vittime delle proteste iraniane: le stime vanno da 100 a oltre 12.000 morti. Il blackout delle comunicazioni rende impossibile ogni verifica, complicando le valutazioni sulla stabilità del regime e sulla giustificazione di un intervento.

Valutazione

Gli Stati Uniti stanno assemblando un pacchetto d'attacco multidominio in grado di condurre operazioni sostenute contro l'Iran. Lo schieramento simultaneo di aviazione imbarcata, caccia basati a terra, supporto di aerorifornitori e sistemi di difesa missilistica indica la preparazione a una contingenza di grandi dimensioni, più che a un attacco limitato e isolato.

La postura suggerisce tre possibili impieghi: un segnale di deterrenza inteso a modificare il comportamento iraniano senza combattimenti effettivi; la preparazione di attacchi contro le forze dell'IRGC e dei Basij impegnate nella repressione dei manifestanti; oppure la predisposizione del terreno per una campagna più ampia contro le infrastrutture militari e nucleari iraniane.

Diversi fattori alimentano l'incertezza sulle intenzioni e sulle capacità americane. Il vuoto di portaerei esistito fino a ora ha lasciato una finestra di capacità ridotta. Buona parte della forza militare disponibile è stata di recente concentrata nei Caraibi per le operazioni sul Venezuela. Le autorizzazioni dei Paesi ospitanti — in particolare del Qatar e degli Stati del Golfo — restano un vincolo politico, perché quei governi temono rappresaglie iraniane. Un ex alto ufficiale militare statunitense ha dichiarato ai giornalisti che qualsiasi operazione di grande portata «sarebbe imponente» e «farebbe impallidire qualunque cosa abbiamo verosimilmente fatto nel recente passato».

La posizione di Israele aggiunge un ulteriore livello di complessità. Funzionari israeliani avrebbero chiesto agli Stati Uniti di rinviare ogni attacco finché non saranno schierate forze americane sufficienti a contribuire alla difesa da una rappresaglia iraniana. Le scorte israeliane di intercettori si sono esaurite nel conflitto del giugno 2025 e il primo ministro Netanyahu avrebbe informato Washington che Israele non è attualmente pronto a difendersi da una risposta iraniana di grande portata.

L'Iran, da parte sua, ha minacciato una «guerra totale» in risposta a qualsiasi attacco americano e ha avvertito i Paesi ospitanti della regione che le loro installazioni saranno prese di mira. Non è chiaro se le capacità iraniane siano all'altezza di questa retorica, ma l'esperienza del giugno 2025 ha dimostrato la disponibilità di Teheran a colpire direttamente le basi americane.

Il rafforzamento è reale, consistente e in accelerazione. Se culminerà in un'azione militare o servirà da leva coercitiva per un esito diplomatico resta nelle mani di chi decide a Washington, a Teheran e nelle capitali della regione. Ciò che è certo è che gli Stati Uniti si stanno posizionando per avere opzioni.

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