Il Parlamento europeo approva una risoluzione storica contro l'infiltrazione islamista
Dopo un voto a larghissima maggioranza, gli eurodeputati puntano a contenere l'influenza dei Fratelli Musulmani.
Jules Gomes è uno studioso della Bibbia e giornalista con sede a Roma.

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione storica contro l’infiltrazione islamista, citando esplicitamente i Fratelli Musulmani e la loro affiliata, il Forum of European Muslim Youth and Student Organisation (FEMYSO).
L’8 ottobre 2026 gli eurodeputati hanno votato 381 a 167, con 15 astensioni, per individuare l’entrismo e le reti islamiste, chiedendo controlli più stringenti sui fondi dell’Ue affinché i finanziamenti non finiscano a gruppi legati all’islam politico. Il testo invita inoltre i governi dell’Ue a valutare se i gruppi collegati ai Fratelli Musulmani debbano essere inseriti nella lista europea delle organizzazioni terroristiche, si legge in un comunicato stampa del Parlamento europeo.
Intitolata «on the need for an EU strategy to counter Islamist entryism and the influence of the Muslim Brotherhood network», la risoluzione avverte che separatismo, vittimismo, antisemitismo, odio verso Israele, narrazioni complottiste, contestazione della laicità e uso della religione per mettere in discussione la parità di genere possono costituire indicatori di influenza islamista.
La risoluzione avverte che l’islamismo opera attraverso un ecosistema di associazioni, fondazioni e strutture culturali, educative, religiose, caritatevoli, universitarie, giovanili, antidiscriminatorie o di giustizia sociale, con i Fratelli Musulmani che costituiscono «l’archetipo di queste reti islamiste transnazionali».
Il testo spiega come le reti islamiste adottino spesso il lessico dei diritti fondamentali, dell’inclusione, della diversità, del dialogo interculturale, dell’antirazzismo e della lotta alle discriminazioni, promuovendo al tempo stesso «logiche di separazione, pressione comunitaria o contestazione dei principi democratici» come cavallo di Troia per ottenere una legittimazione istituzionale con il pretesto di proteggere le minoranze musulmane.
La risoluzione affronta «la cattura dei fondi dell’Ue, in particolare attraverso la partecipazione a progetti finanziati dall’Ue», da parte di soggetti come FEMYSO, l’European Network Against Racism, Al Sharq Forum, Islamic Relief Worldwide e l’Università di Gaziantep, nonostante i loro legami con i Fratelli Musulmani o con l’islam politico.
Gli eurodeputati di destra lanciano l’allarme sull’infiltrazione islamista
«L’infiltrazione islamista non comincia sempre con il rumore degli spari. Comincia con un sorriso, una cravatta annodata con cura e il linguaggio distorto dei diritti umani. Uccide quando può, si infiltra quando non può», ha detto ai parlamentari riuniti a Strasburgo il 7 ottobre l’eurodeputata francese Céline Imart, nel terzo anniversario del massacro di 1.200 civili israeliani compiuto da Hamas.
«Smettiamo di chiamare “dialogo” l’ingenuità. Smettiamo di chiamare “partner” coloro che cercano il nostro avallo. Smettiamo di definire “rappresentativa” un’associazione solo perché infarcisce le sue richieste di finanziamento di “diversity and inclusion”», ha esortato Imart, che ha redatto e presentato la risoluzione al Parlamento europeo a nome del Gruppo del Partito popolare europeo.
«È fatta. Ed è storico», ha scritto trionfante Imart su X dopo aver vinto il voto. «Ho infranto un tabù che l’Europa si trascinava dietro come una catena: questa vittoria segna un cambiamento dottrinale maggiore nelle istituzioni».
La parlamentare belga Sophie Wilmès ha definito la Fratellanza «una minaccia di alto livello e prioritaria, in quanto può condurre a comportamenti antidemocratici, polarizzazione e violazioni dei diritti fondamentali», sottolineando che si tratta delle conclusioni dei servizi di sicurezza e di intelligence belgi.
I partiti della sinistra condannano la risoluzione come «islamofoba»
In un dibattito acceso, parlamentari di sinistra e musulmani si sono uniti nel condannare la risoluzione come «islamofoba», complottista e stigmatizzante verso tutti i musulmani.
Chloé Ridel, parlamentare francese del Partito socialista e del Gruppo dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo, ha attaccato la proposta definendola «islamofoba», ma «questa volta sotto le sembianze di una risoluzione sull’infiltrazione islamista in Europa».
Ridel ha sostenuto che politici come Imart sono assenti quando si tratta di combattere «i fondamentalismi» come «le organizzazioni fondamentaliste cattoliche anti-aborto», «l’infiltrazione di Trump nei nostri sistemi politici» e «i gruppi neonazisti o gli influencer antisemiti».
Damien Carême, esponente della formazione di estrema sinistra e filo-islamista La France insoumise (LFI), ha accusato i parlamentari conservatori di aver avviato «un dibattito che ci sprofonda nelle teorie del complotto». E ha aggiunto: «La destra, l’estrema destra e quelli che pretendono di rappresentare il centro ci dicono che un complotto musulmano si sta ordendo alle nostre spalle, senza la minima prova».
L’eurodeputata francese Majdouline Sbaï ha lamentato che i musulmani sono il «nuovo bersaglio» dopo gli ebrei. «Sono musulmana, sono un’eletta della Repubblica, una membro del Parlamento, e resterò qui ad ascoltarvi e a combattervi», ha detto la sociologa, esponente dei Verdi.
Un’esperta dei Fratelli Musulmani deplora l’ignoranza degli eurodeputati sulle strategie entriste
«Questo è solo l’inizio di una presa di coscienza a livello del Parlamento europeo. La frattura destra-sinistra è particolarmente forte, ma la risoluzione è passata perché il centro ha votato in larga parte con la destra», ha dichiarato a Focus on Western Islamism (FWI) Florence Bergeaud-Blackler, nota esperta dei Fratelli Musulmani.
«Diciamolo chiaramente: la risoluzione non vieta i Fratelli Musulmani. Chiede una strategia contro l’entrismo della Fratellanza», ha sottolineato Bergeaud-Blackler, autrice di The Muslim Brotherhood and Its Networks: The Investigation. «In altre parole, tutto comincia adesso. Le divisioni esistono già tra la destra e il centro, e la destra, il centro e l’estrema destra non concordano sulle misure da adottare».
«Anche il livello di ignoranza sul fratellismo tra gli eurodeputati resta molto alto», ha ammonito. «Alcuni vogliono divieti, altri no. Alcuni ritengono che il velo non sia islamista, altri che la segregazione di genere nelle piscine sia una tradizione piuttosto che un’ingiunzione islamista», ha aggiunto.
«Il dibattito verterà sul tracciare la linea di separazione tra islam e islamismo», ha spiegato Bergeaud-Blackler. «La sinistra politicizzerà la questione il più possibile, ostacolando l’adozione di misure. Gli eurodeputati dovranno formarsi sul tema. Soprattutto, non devono trasformarlo in una questione politica di parte».
Un organismo musulmano europeo paragona la risoluzione alle leggi naziste di Norimberga
In una dichiarazione dai toni molto duri, la European Muslim Initiative for Social Cohesion (EMISCO), con sede a Strasburgo, ha paragonato la risoluzione alle leggi razziali di Norimberga del regime nazista, mettendo in guardia dalla «normalizzazione del sospetto verso i musulmani».
I promotori della risoluzione «presentano la distinzione tra islam politico e islam come religione quale garanzia. EMISCO ritiene che questa presentazione mascheri un approccio escludente che ostacola la partecipazione visibile, paritaria e libera delle comunità musulmane alla vita europea», ha sottolineato la dichiarazione.
Ha sostenuto che la solidarietà con la Palestina, il diritto di indossare l’hijab e la lotta alle discriminazioni «sono attività civiche legittime, non prove di estremismo», osservando che «anche se non vincolante, la risoluzione rischia di incoraggiare restrizioni nazionali alla partecipazione civica legale».
«Rappresentare sistematicamente le iniziative musulmane come un progetto fabbricato di islam politico senza alcun fondamento reale colpisce anche i musulmani che non hanno un background migratorio», ha osservato EMISCO, elogiando gli eurodeputati di sinistra e alcune organizzazioni della società civile, tra cui l’European Network Against Racism (ENAR), per aver condannato la risoluzione.