Un rapporto dell'Onu smentisce la propaganda sulla fame dei bambini a Gaza
Lo studio rileva che la nutrizione infantile a Gaza supera quella degli Stati arabi vicini.
Jules Gomes è uno studioso della Bibbia e giornalista con sede a Roma.

Un rapporto delle Nazioni Unite sulla nutrizione dei bambini e delle donne in età fertile a Gaza ha smentito le affermazioni di agenzie umanitarie internazionali, riviste mediche, leader ecclesiastici e organismi affiliati alle stesse Nazioni Unite su una fame diffusa e su una carestia pianificata da Israele.
La ricerca, condotta dall'UNICEF, l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia, ha rilevato che «la malnutrizione non è soltanto nettamente al di sotto dei valori critici: è eccezionalmente bassa nel confronto regionale», ha annunciato il ministero degli Esteri israeliano.
Lo studio, pubblicato il 22 luglio 2026, mostra infatti che lo stato nutrizionale dei bambini e delle donne in età riproduttiva (15-49 anni) a Gaza è migliore di quello degli Stati arabi vicini e perfino di alcuni Paesi europei.
La quota di bambini sotto i 5 anni a Gaza con malnutrizione acuta è compresa tra lo 0,2 e lo 0,8 per cento, conclude lo studio. Il tasso di Gaza prima della guerra era dello 0,8 per cento, un livello relativamente basso, comparabile a quello dei Paesi sviluppati e inferiore a quello dei Paesi arabi confinanti. Per confronto, la quota di bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta è del 2,9 per cento in Egitto, del 2,0 per cento in Giordania, di oltre il 12 per cento in Siria e del 4,0 per cento in Bulgaria.
Lo studio ha misurato peso, altezza e circonferenza della parte media del braccio dei bambini, usando questi dati per calcolare lo z-score peso-per-altezza (WHZ), l'indicatore standard impiegato dall'Organizzazione mondiale della sanità e da altre agenzie sanitarie per valutare i livelli di malnutrizione acuta.
«Il deperimento misurato con il WHZ è basso in tutti gli ambiti, il che suggerisce l'assenza di malnutrizione acuta diffusa a livello di popolazione», rileva lo studio. Il documento indica inoltre che il 4 per cento dei bambini di Gaza è in sovrappeso o obeso, con Khan Younis/Rafah che registra la più alta prevalenza di sovrappeso, al 4,8 per cento.
Lo studio sottolinea che il consumo di cibo poco sano è elevato in tutti gli ambiti, raggiungendo il 78,2 per cento a Khan Younis/Rafah, mentre la totale assenza di frutta o verdura è particolarmente alta, soprattutto a Gaza City/Nord, al 64,0 per cento. «Questi risultati mettono in evidenza una scarsa qualità della dieta nonostante la bassa malnutrizione acuta», si osserva.
«In altre parole: a Gaza non c'è carestia. La malnutrizione non è soltanto nettamente al di sotto dei valori critici: è eccezionalmente bassa nel confronto regionale. Chi è ancora disposto ad ascoltare argomenti può esaminare da sé i dati empirici», si legge nel post del ministero degli Esteri.
«È imbarazzante per chi odia Israele. Quando un'organizzazione dell'Onu (per nulla amica di Israele) (l'UNESCO) smonta la menzogna secondo cui Israele “affamava i bambini”, vale la pena leggere. Israele genocida? Hanno toppato di nuovo!», ha scritto su X l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee.
L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha fatto eco a Huckabee, twittando: «Ancora una volta, la calunnia del sangue della “fame a Gaza” si sta sgretolando. Non aspettatevi scuse. Non aspettatevi rettifiche. E men che meno aspettatevi titoli correttivi o mea culpa in prima serata».
Nel maggio 2026 un briefing del governo israeliano, intitolato «Laundering Propaganda: How UN actors manipulated information in the Gaza War» («Riciclare la propaganda: come gli attori dell'Onu hanno manipolato le informazioni nella guerra di Gaza»), avvertiva che le agenzie delle Nazioni Unite non si limitavano a «riciclare i dati di Hamas», ma presentavano le informazioni raccolte in «modi fortemente fuorvianti» per sostenere la narrazione secondo cui Israele impediva l'ingresso degli aiuti a Gaza.
«Per tutta la durata della guerra, le statistiche dell'Onu sulla fornitura di aiuti a Gaza sono state significativamente parziali, eppure sono state presentate in modo fuorviante nei rapporti e nelle dichiarazioni dell'Onu come esaustive», si leggeva nel briefing.
Nel maggio 2024 il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha emesso mandati d'arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per il ministro della Difesa Yoav Gallant, accusandoli del crimine di guerra di «affamare i civili come metodo di guerra».
Khan ha osservato che i periti medici ascoltati dal suo ufficio avevano confermato gli effetti «acuti, visibili e ampiamente noti» dell'uso della fame come strategia bellica a Gaza. «Tali azioni hanno portato a malnutrizione diffusa, disidratazione e sofferenze estreme, con un crescente bilancio di morti tra i palestinesi che comprende neonati, bambini piccoli e donne», ha dichiarato.
Anche il segretario generale dell'Onu António Guterres aveva avvertito che «1,1 milioni di persone a Gaza stanno affrontando una fame catastrofica: il numero più alto mai registrato, in qualunque luogo e in qualunque momento».
The Lancet, prestigiosa rivista medica britannica, ha pubblicato nell'ottobre 2025 uno studio condotto dall'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), secondo cui «decine di migliaia di bambini in età prescolare nella Striscia di Gaza soffrono di malnutrizione acuta prevenibile e affrontano un rischio accresciuto di mortalità».
Autorevoli leader ecclesiastici, tra cui il cardinale Pietro Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, hanno ribadito la narrazione della carestia. «La fame non la si vede. La fame la si vive», ha osservato Pizzaballa. Dopo una visita a Gaza nel dicembre 2025, Pizzaballa ha detto che «la situazione di carestia è alle nostre spalle». Tuttavia, ha aggiunto, pochi gazawi possono permettersi di acquistare cibo.
Non è la prima volta che agende politiche inducono le Nazioni Unite a diagnosticare falsamente una situazione di fame, salvo poi fare marcia indietro. Progressisti e leader ecclesiastici, critici verso le sanzioni statunitensi all'Iraq negli anni Novanta, sostenevano che fame e malnutrizione avessero causato mezzo milione di morti iracheni. Citavano un rapporto dell'UNICEF, ignari del fatto che l'agenzia dell'Onu aveva accettato acriticamente i dati forniti dal governo iracheno a sostegno delle proprie conclusioni. In seguito il Programma alimentare mondiale scoprì che la principale causa di morte in Iraq erano il diabete e l'ipertensione, dovuti a un eccesso di carne e zucchero nella dieta degli iracheni. I vertici dell'Onu non si sono mai scusati per le loro false accuse e per le invenzioni relative alla presunta fame.
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