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Observer

Le mozioni di sfiducia svelano il fazionalismo iraniano

Se l'establishment salverà entrambi i ministri, sarà il segno che riformisti e apparato militare si stanno saldando attorno al regime.

Iran's Foreign Minister Abbas Araghchi at the United Nations in New York in September 2026.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi alle Nazioni Unite a New York, settembre 2026. · Shutterstock

Alcuni deputati oltranzisti del parlamento iraniano puntano a mettere sotto accusa il ministro del Lavoro Ahmad Meydari e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. L’iniziativa arriva mentre il regime fatica a gestire le richieste massimaliste della propria base oltranzista. Il modo in cui il regime affronterà questo episodio dirà molto sulla direzione che sta prendendo.

Il 2 e il 6 ottobre 2026 un gruppo di parlamentari ha registrato nel portale del parlamento, rispettivamente, le procedure di messa in stato d’accusa di Meydari e di Araghchi, in attesa dell’approvazione del comitato esecutivo.

Nel marzo 2025 gli oltranzisti avevano avviato la procedura di messa in stato d’accusa contro il ministro dell’Economia Abdolnaser Hemmati e il parlamento aveva votato a larghissima maggioranza per rimuoverlo. Quegli oltranzisti erano i prediletti dell’allora Guida suprema Ali Khamenei. Lo stesso gruppo cerca ora di riaffermarsi, probabilmente con esiti diversi, visto il suo status in declino.

Meydari è membro del Reform Front of Iran Party ed è stato deputato tra il 2000 e il 2004, legislatura dominata dai riformisti. In modo controverso, nel 2002, dopo l’invasione americana dell’Afghanistan, firmò — e secondo alcuni redasse — insieme a 126 colleghi una lettera ad Ali Khamenei in cui lo si esortava a «bere il calice del veleno» e ad accogliere il desiderio di riforme interne del popolo iraniano, abbandonando l’ostilità verso l’Occidente. Meydari ha poi espresso rammarico per il proprio coinvolgimento e due anni fa il parlamento lo ha confermato a malincuore. Il suo futuro, però, è incerto.

I critici oltranzisti di Araghchi non apprezzano la sua condotta attuale. Raja News, testata che sostiene la fazione Paydari — quella che ha creato problemi al regime con le sue manifestazioni notturne —, ha attaccato Araghchi per il suo ruolo nel raggiungimento del Joint Comprehensive Plan of Action nel 2015 e nel recente Memorandum of Understanding. Questa fazione continua a opporsi ai negoziati con gli Stati Uniti. Khorasan lo ha criticato per aver praticato una diplomazia che ha fatto scendere il prezzo del petrolio. Il parlamentare di Paydari Hossein-Ali Haji-Deligani si è spinto oltre, accusando Araghchi di «abbassare il prezzo del petrolio per l’America» attraverso le sue «interviste mirate».

Mentre l’apparato di sicurezza del regime nutre rancore verso Meydari, Araghchi gode dei suoi favori: secondo quanto riferito, ha una forte affinità con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC, pasdaran). Un membro conservatore del comitato esecutivo, Alireza Salimi, ha ridimensionato la sua messa in stato d’accusa. Tra gli elementi da valutare prima di procedere, ha detto, c’è «se nelle circostanze attuali... sia opportuno oppure no». Mohammad Rashidi, altro principalista, ha ripreso le considerazioni del collega. Mansour Haghighatpour, che ha servito nell’amministrazione Ahmadinejad, ha citato l’Imam Nascosto: «non si cambia la sella al cavallo nel mezzo di una guerra». E ha aggiunto: «Penso che mettere sotto accusa il ministro del Lavoro sia inopportuno». Khabar Online, vicina all’apparato di sicurezza, ha respinto le critiche di Paydari secondo cui Araghchi avrebbe condotto una diplomazia non autorizzata durante la sua permanenza a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Ora le questioni da seguire sono due: se Meydari sopravvivrà e in che modo il regime salverà Araghchi. Il presidente Masoud Pezeshkian è un operatore capace di trattare con i detentori del potere. Ha sostenuto Meydari nel suo incontro con i deputati. Se il parlamento voterà sulla messa in stato d’accusa di Meydari, è possibile che i numeri per rimuoverlo ci siano. È però quasi certo che la leadership conservatrice del parlamento compatterà i voti a favore di Araghchi. La domanda, a quel punto, diventa se il comitato esecutivo consentirà un voto sull’uno o sull’altro.

Il caso Meydari è un test della forza di Pezeshkian, che ha già perso un ministro — il ministro dell’Economia Abdolnasser Hemmati — per effetto di una messa in stato d’accusa. Potrebbe però esserci un risvolto positivo: se la fazione Paydari tentasse di ottenere i voti per mettere sotto accusa Araghchi senza riuscirvi, ne uscirebbe screditata, e Pezeshkian e altri relativi moderati potrebbero arginarne l’estremismo interno. Se l’establishment snobberà Paydari e salverà entrambi, sarà la prova che riformisti e apparato militare si stanno saldando attorno al regime e verso un nuovo equilibrio.

Nessuno ha dimenticato le parole di Meydari a Khamenei sul «calice del veleno» di quasi un quarto di secolo fa. Se Meydari sopravvive, con Mojtaba Khamenei ufficialmente Guida suprema, sarà quasi certamente la dimostrazione che la Guida suprema fantasma non ha ancora l’ultima parola.