Le forze iraniane allo stremo appaiono disperate mentre crescono gli attacchi nel Sistan e Baluchistan
Decine di episodi sono stati rivendicati da Jaysh al-Adl, ad altri attacchi non è seguita alcuna rivendicazione.

Cresce la tensione nella provincia sudorientale iraniana del Sistan e Baluchistan. Il gruppo separatista Jaysh al-Adl ha intensificato, dal dicembre 2025, gli attacchi contro personale governativo e membri della comunità schierati con il regime, e la Repubblica islamica punta ora il dito contro «alcuni Stati arabi» per l’impennata delle aggressioni.
Il Sistan e Baluchistan fa parte dello Stato iraniano da millenni e ha un valore simbolico per gli iraniani. Rostam, l’eroe dello Shahnameh (Libro dei Re), l’epopea nazionale iraniana del X-XI secolo, sarebbe originario del Sistan.
I baluci ricevono in Occidente relativamente poca attenzione, sia per la distanza da Teheran sia per la loro lingua distinta. Sono stati tuttavia i più violenti nelle attività anti-regime. L’Iran fissò il proprio confine sudorientale lungo la Linea Goldsmid nel 1871, quando confinava con l’India britannica. Nel 1959, servendosi di strumenti cartografici avanzati, l’Iran e il neocostituito Pakistan delimitarono il confine con maggiore precisione, dividendo di fatto i dieci milioni di baluci tra Iran e Pakistan. I baluci sono maggioranza nella loro provincia e sono in larghissima parte sunniti, mentre persino i curdi sono divisi lungo linee confessionali. La regione di confine è permeabile e consente alle aree baluce dei due Paesi di fungere, a tratti, da rifugio sicuro per l’insurrezione nell’altro.
Il problema dei baluci in Iran è esploso per fasi. Tra il 2003 e il 2011, la rete nazionalista baluci dei Rigi, ossia Jundallah, condusse una serie di operazioni. Tra queste, attacchi contro le forze del regime, rapimenti di camionisti civili e attentati contro moschee sciite. Il gruppo salì alla ribalta quando uno dei suoi capi, Abdolmalek Rigi, pubblicò nel 2005 un video in cui decapitava il proprio cognato, che era un agente governativo.
Il 23 febbraio 2010, caccia iraniani si levarono in volo e costrinsero ad atterrare un aereo di linea civile diretto da Dubai a Bishkek, in Kirghizistan. Le forze iraniane arrestarono Rigi, che viaggiava con un passaporto falso, e lo giustiziarono poco dopo; Jundallah si sciolse più tardi quello stesso anno.
Nel 2012 i membri di Jundallah formarono Jaysh al-Adl che, a differenza del predecessore, ha preso di mira civili per i loro legami con il regime. I suoi attacchi contro strutture governative, come il tribunale di Zahedan, hanno ucciso iraniani comuni, ma il gruppo non ha mai colpito civili a caso.
Qualcosa è cambiato nel Sistan e Baluchistan dopo il Venerdì di sangue, il massacro di 96 manifestanti compiuto dal regime a Zahedan il 30 settembre 2022. La strage avvenne dopo che Molavi Abdolhamid, popolare imam sunnita di Zahedan, aveva lanciato un appello alla protesta. Mentre il regime attribuiva le vittime a Jaysh al-Adl, Jaysh al-Adl ha respinto l’accusa. Abdolhamid ha concordato: «I funzionari e le autorità del Paese e la guida suprema della Repubblica islamica, che comanda le forze armate, sono tutti responsabili, e [nessuno di loro] può negare la propria responsabilità».
La guida suprema, tramite i suoi rappresentanti provinciali, nomina gli imam della preghiera del venerdì. Data la popolarità di Abdolhamid, Ali Khamenei si è astenuto dal destituirlo, ma il regime avrebbe tentato di avvelenarlo nel 2023. Il governo ha invece arrestato l’imam della preghiera del venerdì di Mirjaveh, una piccola città della provincia, per il suo sostegno ad Abdolhamid. Il rappresentante di Khamenei nella provincia lo ha poi sostituito con un successore vicino al regime, Mohammad Anvar Rigi, ma la popolazione locale ha visto in Mohammad Anvar un collaborazionista, baluci sunnita o meno.
L’11 dicembre 2025 Jaysh al-Adl ha annunciato che avrebbe unito le proprie forze con altri tre gruppi baluci per formare un fronte unito, il People’s Fighters Front, tradotto anche come Popular Fighters Front e Popular Resistance Fighters. Ansar al-Furqan, gruppo islamista baluci, ha rifiutato di aderire. Gli attacchi sono poi aumentati. Da allora si sono verificati decine di episodi rivendicati da Jaysh al-Adl, e altri attacchi rimasti senza rivendicazione. Il 20 luglio 2026, per esempio, un gruppo sconosciuto ha assassinato Mohammad Anvar Rigi. Il 15 settembre 2026 ignoti aggressori hanno assassinato un altro imam della preghiera del venerdì favorevole al regime, Yousef Gorgij.
Nour News, vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha attribuito l’impennata degli attacchi agli Stati arabi. «Fonti di sicurezza attendibili [hanno riferito a Nour News di] aver riscontrato segnali evidenti di sostegno straniero ai gruppi armati attivi nel [sudest] e del ruolo di alcuni Stati arabi nel rifornirli», ha riportato, indicando in particolare il presunto sostegno arabo a «Sipah-e-Sahaba e Jaish-e Mohammed, attraverso uomini, risorse finanziarie e capacità di intelligence e militari». Nour News ha riferito che il numero complessivo di affiliati ai due gruppi supera le 50.000 unità e che «1.500 di loro si sono dispiegati all’interno dell’Iran».
Nessuno di questi due gruppi fa parte del neocostituito People’s Fighters Front, che ha rivendicato molti dei recenti attacchi. Ciò che il regime coglie nel segno, sia pure con cifre bizzarre, è che esistono molti piccoli gruppi con fonti di sostegno diverse, il che complica le contromisure del regime.
La Repubblica islamica appare disperata. In primo luogo, la popolazione locale, comprese le forze dell’ordine e alcuni reparti di sicurezza composti da baluci, dopo il Venerdì di sangue è diventata più riluttante a reprimere questi gruppi. In secondo luogo, le forze di sicurezza iraniane sono sotto pressione per la carenza di risorse e l’aumento delle minacce esterne e interne. Infine, il fatto che il regime sia paranoico non significa che nessuno ce l’abbia con lui. Fatto cruciale: attribuire questi attacchi agli arabi, anziché alle consuete Central Intelligence Agency e Mossad, lascia intendere che il regime non si stia inventando tutto.
L’accusa contro gli Stati arabi è il secondo caso del genere negli ultimi anni. Il 16 gennaio 2024 l’Iran ha lanciato attacchi missilistici contro Jaysh al-Adl in territorio pakistano. Il Pakistan ha reagito due giorni dopo. È stato il primo caso di attacchi convenzionali stranieri su suolo iraniano dalla guerra Iran-Iraq. Con l’indebolirsi del regime iraniano, è probabile che questi movimenti locali si moltiplichino e consolidino il proprio potere.